Sperimentato un nuovo sistema di immagazzinamento dati tramite il DNA

Il DNA utilizzato come archivio dati? Non è solo fantascienza! Una coppia di ricercatori della Columbia University e la New York Genome Center (NYGC) sono riusciti nell’esperimento, hanno racchiuso una serie di dati in una piccola molecola di DNA. 

Un sistema affidabile e di lunga durata

L’umanità potrebbe presto generare più  dati di quanto possa esserne in grado di gestire con le attuali tecnologie, hard disk ssd, potrebbero in un futuro essere una tecnologia obsoleta, niente di più che una storielle da raccontare ai nipotini su come prima fosse tutto più meccanico.

“Il DNA non si degrada nel tempo come cassette e CD, e non diventerà obsoleto, se lo mai lo farà, vorrà dire che avremmo problemi ben più grandi”

inoltre il DNA è un supporto di memorizzazione ideale perché è ultra-compatto e può durare centinaia di migliaia di anni, se conservato in un luogo fresco e asciutto, come dimostra la recente ripresa del DNA dalle ossa di un antenato dell’uomo di ben 430.000 anni  che si trovano in una grotta in Spagna.

Erlich e la sua collega Dina Zielinski, uno scienziato associato presso NYGC, ha scelto sei file da codificare e scrivere nel DNA: un sistema operativo completo, un 1895 film francese, “arrivo di un treno a La Ciotat,” un buono Amazon di $ 50, un virus informatico, una targa Pioneer e uno le informazioni di uno studio del 1948.

L’esperimento

I file sono stati compressi in un file master e quindi suddivisi in brevi stringhe di codice binario composto da uno e zero. Servendosi di un algoritmo, hanno poi confezionato in modo casuale tali pacchetti in una serie di cosiddette goccioline, e successivamente associato gli uno e gli zero delle informazioni binarie contenute in ciascuna goccia alle quattro basi nucleotidiche del DNA (A, G, C e T). In seguito, è stato aggiunto un codice a barre per ogni gocciolina per aiutare il futuro riassemblaggio dei file. In totale, è stato generato un elenco digitale di 72mila filamenti di dna, che è stato inviato in un file di testo a una startup di San Francisco, specializzata nel trasformare i dati digitali in dati biologici. Due settimane dopo, i due ricercatori hanno ricevuto una fiala con dentro un granello di molecole di DNA: per recuperare i file, si sono serviti di una moderna tecnologia di sequenziamento per leggere i filamenti di dna e poi di un software per tradurre il codice genetico di nuovo in codice binario, recuperando così i propri file senza alcun errore.

Un giorno potremmo avere una tecnologia molto più simile a noi di quanto potremmo mai immaginare. Noi stessi magari attraverso l’implementazione di questo DNA potremmo essere molto più simili ai robot.